Gino Rivieccio si concede ai microfoni del teatro “Italia” : L’intervista

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Gino Rivieccio si concede ai microfoni del teatro “Italia” : L’intervista

NAPOLI AMATA E BISTRATTATA. SABATO VI RACCONTERO’ QUEL FILO CHE MI LEGA ALLA MIA CITTA’

Dopo tre anni di repliche questa sarà l’ultima replica e sono felicissimo di farlo ad Acerra. Cosa racconta questo spettacolo? Io cerco di rappresentare e di mettere in scena la Napoli che più mi piace, alla quale sono più legato, quella della Magna Grecia, che più ci appartiene. Cerco di far rientrare sia pure gradualmente Napoli nelle pagine della cultura, dello spettacolo, della canzone, della poesia, della fotografia, piuttosto che in quelle di cronaca, come spesso si è abituati a fare. La televisione non mi piace più, anche se in passato ne ho fatta tanta e confesso che oggi il mio elettrodomestico preferito è il frigorifero. Ma il mio grande amore rimane il teatro, perché è nel teatro che si ritrovano i simboli delle cose perdute di vista e quando si va in scena è perché si ha qualcosa da dire

Preparatevi ad un sabato tutto da ridere. L’ultimo spettacolo che concluderà la stagione teatrale 2016/2017, sarà “Io e Napoli” di Gino Rivieccio, amatissimo ed esilarante attore comico e universalmente riconosciuto come fiore all’occhiello della comicità partenopea per qualità, sobrietà e stile ineguagliabili. Rivieccio è un artista che sa tastare il polso del pubblico, sa leggere nelle sue attese, sa anticipare i suoi desideri. Lo sorprende con le sue battute che il più delle volte sono imprevedibili. Mai nulla di scontato, una comicità mai volgare, ed è apprezzato grazie alle sue congenite doti di comunicativa, di naturale simpatia, di mimica, di creatività.

La storia artistica di Rivieccio è costellata da una miriade di successi grazie alla partecipazione a tanti programmi televisivi, radiofonici, passando dal cinema al teatro. Un artista tutto tondo che ha saggiato e conosce alla perfezione i tempi/ritmi dei vari medium.

Dopo aver formato negli anni ’73-74 un goliardico gruppo di cabaret, si accosta allo spettacolo come professionista nel 1979 entrando a far parte della compagnia del Teatro Stabile Sannazzaro di Napoli al fianco di attori quali Nino Taranto, Luisa Conte e Pietro De Vico.

È però con la vittoria al festival del cabaret di Loano che si propone sulla scena nazionale partecipando accanto a Paolo Villaggio e Carmen Russo al programma “Un Fantastico tragico Venerdì” in onda su Rete 4. Nella stessa stagione conduco un Tg satirico di carattere meridionalistico nella trasmissione Studio 5 condotta da Marco Columbro in onda quotidianamente su Canale 5.

Dall’87 all’89 conduce per tre edizioni una striscia a premi del mattino su Canale 5, “Cantando Cantando”, avvalendomi della partecipazione di Little Tony, Bobby Solo e Rosanna Fratello. Durante i mesi estivi Marino Bartoletti gli affida uno spazio comico nella trasmissione su Italia 1 “Calcio d’Estate”. L’anno successivo, sempre su Canale 5, conduce insieme a Lino Toffolo il gioco a premi “Casa mia”.

Nel 1991 passa alla RAI dove insieme a Mita Medici e Osvaldo Bevilacqua è tra i protagonisti di “Sereno Variabile”. L’anno successivo presenta con Mara Venier e Fiorello il “Cantagiro” su Rai 2.

E qui si spezza il feeling con la tv anche perché nel frattempo Si rimaterializza il suo grande amore per Il Teatro. E’ il 1993 quando Dino Verde lo vuole protagonista della riedizione dello storico “Scanzonatissimo”: lo spettacolo che ha come coprotagonista Brigitta Boccoli. Nella stagione 1995-96 riprende a scrivere per il teatro e insieme a Nino Marino firma “Mille Scuse” un varietà del quale è protagonista per la regia di Vito Molinari. L’anno dopo, sempre insieme a Nino Marino, firma “Bentornata Passerella” una fastosa rivista per la regia di Marco Parodi. In scena accanto a lui una soubrette maiuscola: Pamela Prati.

Nel 2003 ritorna al teatro di varietà con” Si minacciano repliche”, mentre nell’ estate 2004 dopo una ripresa di” Sali e t’abbacchi” ho portato in scena l’ ”Anfitrione” di Plauto. L’anno successivo ha allestito un one-man-show dal titolo “Mettetevi comodi” con monologhi e canzoni di ieri e di oggi che ha registrato il tutto esaurito per due mesi prima al teatro Augusteo e poi al teatro Acacia di Napoli.

Nella stagione 2006-2007 ha interpretato “Sarto per signora” di George Feydeau con Luciana Turina e la regia di Vito Molinari. L’anno successivo è stato caratterizzato da un sodalizio con un collega e amico di vecchia data: Vittorio Marsiglia col quale ho diviso la scena in un varietà scritto da me e Gustavo Verde. “Non complichiamoci la vita”.

Nella stagione 2009-2010 ho portato in scena “Quanno ce vo’ ce vo’ “ un one man show con la Minale band e poi un mio vecchio cavallo di battaglia riveduto e corretto: Sali e t’abbacchi che ha fatto i pienoni dappertutto.

Nel 2012, dopo il disastro ambientale della spazzatura, dedica uno spettacolo alla mia città grazie alla complicità di Maurizio de Giovanni e Gustavo Verde. Il testo è diventato anche un libro edito da Graf edizioni e ha avuto un’eco teatrale giustificato non solo dal titolo: “La pazienza differenziata”.

Terzo anno di repliche per “Io e Napoli”, uno spettacolo che tira ancora tantissimo

E’ uno spettacolo che amo molto ed è piaciuto tantissimo anche al pubblico, come testimoniano non solo le innumerevoli repliche ma anche i riconoscimenti di stima che mi sono arrivati durante questi anni. Però debbo dire una cosa: sono onorato che, oltre a terminare la vostra stagione teatrale, questo sarà anche l’ultima volta che metterò in scena “Io e Napoli”. Un punto esclamativo che attesto con molto piacere. Felice di farlo ad Acerra dove manco da circa sei anni e ritornarci sarà un vero piacere.

Cosa racconta “Io e Napoli” ?

Parla del mio legame indissolubile con la mia città, attraverso varie gag e personaggi che sono stati o sono l’emblema della napoletanità come Bassolino, De Luca, Cesaro. E’ un “one man show”, godibilissimo, di grande impatto, un piacevole viaggio tra monologhi, personaggi, tradizioni, aneddoti e canzoni magistralmente interpretate da una delle più belle voci del panorama musicale napoletano, Fiorenza Calogero, diretta al piano dal maestro Antonello Cascone, ma che alterna battute esilaranti a momenti di intensa riflessione e toni di denuncia. Io cerco di rappresentare e di mettere in scena la Napoli che più mi piace, alla quale sono più legato, quella della Magna Grecia, che più ci appartiene. Cerco di far rientrare sia pure gradualmente Napoli nelle pagine della cultura, dello spettacolo, della canzone, della poesia, della fotografia, piuttosto che in quelle di cronaca, come spesso si è abituati a fare. Perché Napoli fa sempre notizia, bisogna romanzare, bisogna speculare, spesso fa comodo offrire un’immagine diversa o comunque meno felice. A me questo non è mai piaciuto e da napoletano cerco di difendere il mio territorio e soprattutto di rappresentarlo e di rappresentare la sua parte più nobile, tenendo presente quelli che sono anche i suoi connotati storici, così ogni tanto nello spettacolo ricordo che non veniamo dal nulla, non siamo improvvisati.

Non è il primo spettacolo che dedica alla città partenopea. Perchè hai ripreso ancora questo tema?

E’ vero. In passato ho scritto e portato a teatro “La pazienza differenziata” che parlava del dramma dei rifiuti nel capoluogo partenopeo. Ho continuato a scrivere per Napoli per un solo motivo: perché avevo ancora qualcosa da dire riguardo la mia città. Sentivo che il cerchio non si era ancora chiuso, che mancavano ancora dei pezzi importanti da mettere in luce. Con “Io e Napoli” posso affermare di aver completato il mio discorso e da ora in poi mi dedicherò ad altri temi.

Gino, hai avuto modo di tastare con mano tutti i medium possibili ed inimmaginabili. Hai sempre ammesso che il teatro è la tua passione principale. Ci spieghi perché?

Il teatro è passione, vita, contatto, si tocca il successo live, non c’è una telecamera ad inquadrarti, non puoi rifare la scena affinché venga perfetta ma sul palco ci sei solo tu e il pubblico. E’ qui che nasce quella magia unica ed irripetibile che si instaura tra l’attore e le persone che sono venute a vederti: è nel teatro che si ritrovano i simboli delle cose perdute di vista. Chi fa teatro non lo fa per soldi, ma perché vuole comunicare qualcosa. In questi 33 anni ho capito tante cose: che se durante la rappresentazione senti scartare caramelle o tossire continuamente vuol dire che il pubblico si sta distraendo ed è poco interessato alla recita, oppure che il pubblico non pagante è il più critico o che quando dopo una “prima” ci si sofferma a commentare esclusivamente lo sfavillio delle scene, la precisione delle luci e la bellezza dei costumi vuol dire che lo spettacolo è stato deludente. Quando adolescente comunicai in famiglia che avrei voluto fare l’attore mio padre pur disapprovando la scelta mi regalò un cucchiaino d’argento. Mi spiegò che mi sarebbe servito per addolcire i bocconi amari che tutti i giorni avrei dovuto ingoiare.

In effetti, tu sei laureato in giurisprudenza…

Guarda, meglio che ho intrapreso la carriera artistica di attore. Sarei diventato un penalista, ma più vado avanti e più mi convinco di aver fatto la scelta migliore. Meglio far ridere le persone a teatro che pubblici ministeri e giudici in aule di tribunali!

2017-04-19T19:12:50+00:00 mercoledì, 19 aprile, 2017|Interviste|0 Commenti

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