Intervista esclusiva agli Avion Travel

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Intervista esclusiva agli Avion Travel

Servillo: “ Onorati di aver suonato per questa platea”

Il teatro per la nostra musica è la dimensione ideale. Noi, Avion Travel, ci serviamo della musica come mezzo per arrivare ad una nostra realizzazione.

Ci sono alcuni artisti che trovare un aggettivo per qualificare la loro musica diventa impresa davvero ardua. Circoscrivere con una sola parola la loro produzione artistica appare addirittura disonesto per quanto la loro disomogeneità musicale si è espansa in quasi 30 anni di carriera. Questo accade quando si parla degli Avion Travel: una musica che sconfina in un vortice di adescamenti ipnotici, suoni e parole che invadono l’animo dello spettatore per accompagnarlo in una dimensione trasognante, ultraterrena. I due concerti che hanno eseguito al teatro “Italia” di Acerra hanno incantato gli spettatori accorsi in massa all’evento, organizzato dal Comune di Acerra nell’ambito del progetto “Borghi e Castelli. XVI edizione”. Due concerti in cui Peppe Servillo, Fausto Mesolella, Flavio D’Ancona, Peppe D’Argenzio, Ferruccio Spinetti, Mario Tronco e Mimì Ciaramella si sono ritrovati per il loro “ReTour”, dove hanno proposto i brani che li hanno resi celebri non solo in Italia ma anche in tutto il mondo.

Peppe, cosa vi ha spinto a riunirvi per questo “ReTour”?

La voglia di stare di suonare insieme e riallacciare quel filo che avevamo interrotto qualche anno fa. Dopo tanti anni in cui abbiamo suonato in ogni parte del mondo, ognuno di noi ha poi coltivato qualcosa di diverso, seguito un progetto personale. Ma gli “Avion Travel non si sono mai divisi: c’è sempre stato quel filo conduttore, quel cordone ombelicale che ci ha tenuti congiunti anche se fisicamente non vicini.

La vostra produzione musicale è davvero sterminata, ma c’è una canzone a cui siete particolarmente legati o che vi rappresenta maggiormente?

E’ una domanda davvero problematica da rispondere. Ci sono brani a cui siamo affezionati ma in generale “Opplà” è stato l’album di svolta perchè ha segnato un passaggio artisticamente molto importante per noi che ci ha plasmato e fondato la nostra identità. E’ chiaro però- aggiunge D’Argenzio- ci sono tre, quattro canzoni che facciamo sempre per motivi non legati strettamente ad un fatto di successo, ma soprattutto da un punto di vista formativo. A parte i successi di Sanremo, “Dormi e sogna” e “Sentimento”, ci sono state canzoni che per un periodo hanno segnato un punto di ripartenza per la nostra attività; questo grazie anche al nostro repertorio che non è facilmente databile, le canzoni che abbiamo scritto hanno una forma, un senso che non è legato ad una stagione, ad una moda e quindi ci divertiamo a scoprire e suonare canzoni che non proponevamo da tempo al nostro pubblico.

Tra i tanti artisti con cui avete collaborato c’è Paolo Conte. Come è nata questa collaborazione?

Abbiamo una enorme ammirazione per Conte, ma l’idea è stata partorita da Caterina Caselli, discografica a cui dobbiamo molto. All’inizio abbiamo interpretato solo una canzone di Conte, poi è nata l’idea del disco “Danson Metropolis”, un lavoro molto fortunato che abbiamo portato in giro per l’Italia per due anni e che ha ricevuto ampi apprezzamenti da parte del pubblico. La nostra collaborazione con lui è stata illuminante, anche perché Conte è un appassionato di musica napoletana e dunque abbiamo creato un corto circuito interessante.

Artisticamente parlando, oggi in giro, è difficile trovare qualche band o cantante che proponga delle novità. E’ d’accordo?

Ci sono artisti di talento ma bisogna darsi da fare di più perché l’offerta si è espansa in maniera esponenziale. Non si deve peccare di presunzione pensando che oggi non si faccia della buona musica: è facile che chi distribuisca la musica favorisca dei contenuti non di estremo valore. Ma anche nei “talent show” che vanno oggi di moda ci sono artisti dalle enormi potenzialità, poi la gestione del talento artistico diventa fondamentale.
In effetti oggi la scala per arrivare al successo, per effetto della tv e delle nuove tecnologie, pare sia molto più agevole
Noi abbiamo suonato da giovanissimi insieme e abbiamo sempre considerato questo momento come importante per la nostra crescita personale. Fin dai primi anni abbiamo cercato di stabilire con il pubblico un rapporto confidenziale proponendo la nostra musica, quello che ci veniva da dentro senza mai inseguire il successo o fare voli pindarici sognando di essere delle star a livello planetario. Noi veniamo da quello che si può definire l’underground della musica, a piccoli passi siamo arrivati al successo e ciò ci ha dato enorme soddisfazioni. Purtroppo oggi c’è l’equivoco che l’espressione artistica o il lavoro sia un mezzo per arrivare ad un obiettivo che può essere una realizzazione di sé narcisistica, invece, credo che sia il contrario: il lavoro stesso se fatto con spirito di ricerca di sé e con coscienza è esso stesso una realizzazione. Devo essere io strumento di qualcosa che accade, sono io stesso al servizio della musica, intesa come arte, non che il contenuto serve a proporre me come persona.

2016-12-16T13:55:09+00:00 venerdì, 16 dicembre, 2016|Interviste|0 Commenti

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